Scogli e salsedine per lo street food nelle nostre città: da fenomeno di nicchia a conquistatore di palati

Ci sono dei concetti che, sebbene non ce ne rendiamo sempre conto, sono legati a doppia mandata con le nostre vite. Uno di questi è sicuramente l’ossimoro.

E che ci azzecca l’ossimoro con lo street food, vi chiederete? Il fatto è che da qualche parte le storie devono pur cominciare e la mia comincia da qui.

Qualche tempo fa una ragazza che frequentavo mi descriveva la sua passione per il mare con due semplici parole: orrore dilettevole.

Orrore, perché la sua potenza merita rispetto e attenzione e può rivelarsi un amico fatale. Dilettevole, perché è anche uno dei migliori compagni d’avventura in cui ci si possa imbattere.

Ed è proprio dal mare che volevo iniziare a parlare di food, perché non si può parlare di cibo e di uomini senza citare il grande blu.

Se parliamo di street food i top of mind sono certamente gli hamburger, veri colossi del settore, o magari gli hot-dog, che con i baracchini in qualche fumosa strada newyorkese hanno conquistato il nostro immaginario.

Eppure il trend del cibo da strada con materia prima marina è in forte crescita e merita sicuramente una menzione.

L’universo è praticamente infinito: il re, il fritto misto di pesce ora trionfa su coni di carta mentre caldo lo assaggiamo tra le calle di Venezia (sentite già il croccante della pastella e la tenerezza del totano eh?), per i sushi addicted ma dall’animo fusion ci si può saziare con il nippo/mex burrito-sushi: simplemente increible, amigos. E per citare una tendenza ormai affermata, per gli amanti del “stringi il pane e addenta” i panini di pesce stanno conquistando cuori e palati.

È sabato qui a Milano, la primavera ha appena fatto capolino dietro la Madonnina, e per citare l’ossimoro, il mare metropolitano offre il meglio della materia prima e delle possibilità di scelta. Bastano due chiamate e l’appuntamento per un pranzo con panino di pesce è definito.

Esiste un posticino dietro Corso Como, (lo so lo so, la combo shopping + cibo è già nei vostri pensieri) dove dei ragazzi pugliesi hanno deciso di trapiantare il proprio business casalingo e Dio li benedica per la generosità.

La coda fuori dal locale fa capire che non siamo gli unici a pensarlo.

Questo è un articolo scritto a quattro mani, e come in un certo programma televisivo, abbiamo deciso di portare questo format, mostrandovi la nostra esperienza culinaria con una classifica.

Avete l’acquolina in bocca? Noi sì al solo ricordo.

Signore e signori, sedetevi comodi, lo spettacolo sta per cominciare.

 

Benvenuti da Pescaria.

LOCATION 4/5

Locale un po’ piccolino (siamo sui 50 coperti scarsi), sviluppato per lungo ma con una spiccata e riconoscibile atmosfera di mare che si declina negli arredi: oggetti appesi al muro, lampade in vimini che ricordano tanto le case estive di villeggiatura, il piastrellato verde acqua che fa tanto pescheria.

I tavoli sono da massimo 6 persone con sgabelli a seduta alta, comodi ma non troppo. Belli i bicchieri a vista appesi a “testa in giù” e pronti per essere riempiti. Bene la cucina a vista, non ho trovato molto gradevole il bancone con l’esposizione di croissant e panini (che fa il verso a molti altri locali milanesi già troppo inflazionati).

MENU’ 4,5/5

Il menù (consultabile sul sito senza l’indicazione dei prezzi) è ben strutturato con il giusto numero di pietanze che soddisfano placidamente ogni desiderio. La scelta può ricadere su: crudi di mare, insalate di mare, panini, fritti, tartare. Accanto alle proposte “fisse”, una lavagna con il menù del giorno, che propone insalate, panini e primi un po’ più ricercati e accattivanti.

Per avere una sintetica indicazione del livello dei prezzi:

panino 10-12€, primo 10€ e calice di vino 4€.

La lista dei vini è incorniciata e appesa al muro: bianchi, rosati, rossi, bollicine e bollicine metodo classico. Prevalenza se non esclusività di cantine pugliesi. Ottima la selezione, unica nota non tutti i vini possono essere ordinati al calice e mi sarebbe piaciuto che di questa scelta, ce ne fosse indicazione.

SERVIZIO 5/5

Personale sempre disponibile, attento e cordiale nonostante la mole di gente da dover gestire. Siamo arrivati verso le 13:30 e in mezz’oretta ci hanno trovato un tavolo, condiviso ok ma almeno abbiamo mangiato seduti.

LA NOSTRA ESPERIENZA 5/5

Abbiamo ordinato 3 panini, accompagnati da 2 calici di rosato (l’unico che servivano al calice) e una birra piccola.

Panino con seppia fritta, caponata di melanzane e datterini, pesto, rucola, bufala e mandorle

Il panino, una tartaruga, era molto croccante, nella parte inferiore un po’ olioso e ambrato ma va bene così perché questa croccantezza fa si che si eviti il fastidioso effetto umido.

La seppia era fritta molto bene, non risultava pesante e la frittura rimaneva attaccata al pesce. Notevole la caponata di melanzane e datterini, conferiva sapore all’intero panino con il sughetto che esaltava al massimo la seppia. [Pesto e mandorle non pervenuti!]

 

 

 

Panino con tartare di salmone, zucchina fritta, fiordilatte, pesto al pomodoro secco, lattuga e maionese al peperone

Un panino buono nella sua interezza, con spiccati contrasti tra le varie consistenze che una volta nel palato si bilanciavano perfettamente. Ci fosse stato un pelino più di salsa, avremmo raggiunto il Nirvana. La lattuga sembra inutile ma da freschezza e pulisce il palato a fine pasto.

 

Panino con polpo fritto, cime di rapa, mosto di fichi e ricotta

Panino più pugliese di questo forse non ce n’è. Polpo buono, fritto bene ma sarebbe stato meglio un filo più morbido. I singoli sapori non risaltavano troppo, colpa del “piccantino” delle rape e del mosto che copriva tutto il resto.

 

Nota fuori menù

Abbiamo preso due ricci di mare per testare la qualità del crudo. Sono arrivati serviti con due cucchiai grandi e limone. A parte la fatica di mangiarlo con il cucchiaio grande, il riccio era molto buono.

GIUDIZIO FINALE 4,9/5

 

Fenomeno gastronomico dello scorso anno, Pescaria si inserisce perfettamente nel mood milanese “pranzetto in centro e taaac cafferino in Fondazione Feltrinelli”. Complice l’assenza di bambini (speriamo sia sempre così) e l’età relativamente giovane della clientela.

APPROVED!

 

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